fbpx
PageLines-LOGO-header-bianco.png

Accettare – Polo minore: sdolcinatezza – Polo maggiore: bontà

disciplina: - Articolo inserito il
accettare

Molti di voi, se non la maggior parte, confondono l’accettazione con la rassegnazione. Ciò che voi considerate accettazione, spesso è una rassegnazione più o meno dolorosa. Quel che noi intendiamo per accettazione, invece, è qualcosa di assolutamente diverso ed è uno Scopo evolutivo importante.
Accettare significa dire sì dal profondo del cuore. Dire sì senza gioia, infatti, non ha alcun senso. Accettare significa anche accogliere e dunque entrare in relazione con l’altro da sé. Da questa relazione autentica nasce la bontà, il vero amore incondizionato.

Far seguire alla parola “amore” la parola “incondizionato” dovrebbe essere superfluo, se non che tutti voi siete stati allenati fin dalla prima infanzia a vivere l’amore solo come amore condizionato. Magari credete che l’amore materno sia di fondo un amore incondizionato, ma ciascuno di voi in realtà sa di aver ricevuto dalla propria madre un amore che di condizioni ne poneva eccome! Dovevate sedere sul vasino quando voleva lei e siete stati lodati quando vi riusciva, ma non nel caso opposto. Dovevate sorridere per farla felice. In tal caso eravate amati. Dovevate essere bravi e carini per farla essere orgogliosa di voi. In tal caso eravate amati. Tutti voi conoscete bene questo genere di amore e l’avete considerato tale perché raramente avete vissuto qualcosa di diverso, rassegnandovi già in tenera età a soddisfare tutte le condizioni che quell’amore dettava. Perciò è difficile per voi capire cosa significhi realmente accettare, quanta gioia, quanta estasi possa scaturire da un’adesione incondizionata a tutto ciò che è. Pensate che a essere accettate debbano essere sempre e soltanto le situazioni o le reazioni spiacevoli. Che problema c’è, infatti, ad accettare una cosa buona e bella? Eppure tutto ciò che esiste, il bene o il male, va bene così com’è. E può essere accettato con la stessa gioia.
Accettare ciò che è, è uno Scopo che non fa differenze, non emette giudizi e non pone condizioni. Facciamo un esempio. Avrete sicuramente sentito l’esortazione: vivi nel qui e ora! Un consiglio eccellente, senza dubbio. Ma se diventa una richiesta o una condizione imposta da qualcun altro, assecondarla è più difficile. Eppure provate a immaginare che meraviglia può essere dire sinceramente sì a ciò che è senza desiderare nient’altro. Allora capirete quanto sia straordinaria, in realtà, l’idea che si cela dietro a questa esortazione.

Siccome imparate molto presto a compiacere i vostri genitori o chiunque si occupi della vostra educazione, vi sarà difficile distinguere tra la falsa condiscendenza dettata dalla paura e un sentimento di amore autentico. Continuamente vi convincete del fatto che dire sì sia l’unico modo per sopravvivere. Accettare diventa così un atto d’amore distorto, qualcosa che fate vostro malgrado per compiacere o evitare critiche e conflitti, anche a costo di andare contro i vostri desideri, le vostre inclinazioni e la vostra energia. Ma questo non è amore nel senso della vera bontà.
L’amore come espressione di vera bontà si offre semplicemente, senza che una persona si chieda di continuo: “Voglio o non voglio?”. Dire piuttosto: “Amo perché amo, dico no perché dico no, dico sì perché dico sì, perché in questo momento, qui e ora, mi sembra giusto farlo, perché adesso mi corrisponde” farebbe bene a molti di voi, a prescindere dallo Scopo che vi siete scelti. Affrontare la vita e le sue difficoltà sarebbe infinitamente più semplice se la falsa gentilezza, la sdolcinatezza del polo minore non vi allontanassero così spesso dall’amore vero. Ricordatevi: non avete bisogno di rendervi amabili: lo siete già per il semplice fatto di esistere.
Quando fate qualcosa per qualcun altro, in senso sia ideale sia concreto, chiedetevi se nel farlo provate veramente gioia. In tal caso siete nel polo della bontà e dell’amore incondizionato. Se invece lo fate controvoglia, se dovete imporvelo superando grosse resistenze, se sperate con questo di ottenere l’amore dell’altro, la sua stima o la sua ammirazione, allora siete nel polo minore, quello della lusinga, della sdolcinatezza, del falso sorriso.
Una cosa va comunque detta: chi ha scelto lo Scopo evolutivo di Accettare, e lo persegue, non potrà fare a meno di soffermarsi spesso e anche a lungo in entrambe le polarità.

Non dovete pretendere da voi stessi di stare sempre e soltanto nel polo positivo. Condannarvi per non riuscire a stare sempre nella bontà sarebbe un segno inequivocabile del fatto che non accettate voi stessi. Piuttosto che essere sempre buoni a tutti i costi, cercate di rispettarvi ed essere più sinceri nei confronti dei vostri sentimenti e delle vostre emozioni.

“Accettare” non significa “sopportare tutto” e “dire sì a tutto”. Le persone che hanno scelto lo Scopo di Accettare sono fra le più gentili della Terra, ma il loro potenziale di crescita è nascosto nella loro capacità di dire no, quando quel no e autentico. La falsa bontà rinuncia a opporre resistenza agli altri anche quando questo sarebbe necessario, evita qualsiasi conflitto, si carica di sensi di colpa e si spaventa per ogni no. Chi ha scelto questo Scopo dovrà dunque imparare a riconoscere dove comincia la propria debolezza, e dove invece finisce per indebolire gli altri accettando supinamente qualunque cosa. L’accettazione comincia infatti dove la forza si manifesta in benevola fermezza, riconoscendo il bene autentico dell’altro e rispettando i bisogni del proprio io. Allora la bontà fiorisce spontanea.
Quando parlate di bontà infinita spesso vi riferite, senza accorgervene, a un atteggiamento che non pone nessun genere di limiti, dunque di una persona che si fa sfruttare e mettere sotto i piedi da tutti. Una persona che la gente definisce ingenua, insomma, per non dire imbecille. Chi fa di tutto per rendersi amabile, spesso dice di se stesso con una punta di spavento, ma anche di orgoglio: “Sono troppo buono per questo mondo”. Essere troppo buono per questo mondo è, ai suoi occhi, una particolare qualità umana. In realtà non è altro che paura del proprio lato oscuro. È il caso delle persone fin troppo magnanime che regalano tutto anche a costo di finire sotto i ponti, o delle persone fin troppo docili e solerti che non hanno desideri tranne quello di essere sempre disponibili per non offuscare la propria immagine di sé, o delle persone arrendevoli e condiscendenti al punto di calpestare la propria dignità. Negli altri, però, questa eccessiva offerta di bontà può suscitare non solo compassione, ma anche diffidenza e, non di rado, un certo disgusto.

Vi ricordiamo ancora una volta che la “bontà” del polo positivo, quando si esprime nel modo che abbiamo descritto, non è mai perfettamente incondizionata. Al contrario. Tutti coloro che hanno scelto lo Scopo di Accettare sono chiamati a fare una netta distinzione fra l’accettare e il sopportare tutto. Provare un sentimento incondizionato significa in questo caso poter dire: “Io” sono pronto ad amare senza condizioni, e per farlo devo rispettare sia le condizioni poste dagli altri, sia quelle poste da me”.
Accettare richiede coraggio, non rassegnazione. E non può valere solo per le situazioni spiacevoli. Accettare significa innanzitutto accettare se stessi. Dunque, imparate ad accettare anche il fatto di non potervi accettare sempre e comunque. Di non poter essere buoni o amabili sempre e comunque. Di non poter amare sempre e comunque. Vi sentirete il cuore più leggero. E non dovrete condannarvi per questo, anzi! Così facendo diventerete più saggi e, considerato che Accettare è lo Scopo archetipico del Saggio, […] vi avvicinerete un po’ di più alla vostra meta.
Chi ha scelto questo Scopo è chiamato ad accettare innanzitutto la sua paura, anche la Paura archetipica della sua Matrice. A nulla servirà tentare di ignorarla stampandosi in faccia un sorriso condiscendente e pretendendo di essere orientati sempre e soltanto al polo positivo della bontà. Chi non è pronto ad ammettere la propria paura di dire no, riconoscendola e usandola per la sua crescita, avrà difficoltà nel raggiungere il proprio Scopo evolutivo. Solo chi è pronto a usare la sua paura di non essere accettato a favore della propria evoluzione farà grandi passi avanti.

Tratto da “Archetipi dell’anima” di Varda Hasselmann e Frank Schmolke

Ti posso interessare anche i trattamenti sciamanici