fbpx
PageLines-LOGO-header-bianco.png

Cosa sono i riti e le cerimonie

disciplina: - Articolo inserito il
cosa sono i riti e le cerimonie

Versione podcat dell’articolo, ascolta l’audio:

Se l’audio non parte, il tuo dispositivo potrebbe non essere compatibile con il player, prova questo altro player:


Tutti i podcast

 


Tempo di lettura: 3 minuti

Cosa sono i riti?

I riti possono affascinare, soprattutto quando si avvalgono di oggetti esotici. Ma sai cosa significa il termine “rito”? Il suo etimo è “procedura”, ordine prescritto di cerimonie. Il rito è quindi la sequenza dei gesti che compongono le cerimonie.

Cosa sono le cerimonie?

L’etimologia di “cerimonia” è “atto, azione, pratica sacra”. Le cerimonie sono quindi pratiche sacre. Il termine “sacro” distingue i gesti della cerimonia da qualsiasi altro gesto ripetuto come, ad esempio, la sequenza delle azioni che esegui ogni giorno per prepararti ad andare al lavoro.
Un gesto non è sacro di per sé, un gesto è sacro quando la sacralità è incarnata dall’officiante. E’ lui che dà valore e potere alla cerimonia.
vai all’indice
Corso intensivo di sciamanesimo

Chi è un officiante?

E chi è un officiante? L’offizio è l’incarico, l’impegno, la cortese interposizione, la mediazione. L’officiante è quindi colui che cortesemente fa da mediatore tra il divino e gli aspetti più pratici della vita.
vai all’indice

Incarnare il sacro

“Sacra” è la cosa avvinta (ossia strettamente legata) alla divinità. Perché un gesto dell’officiante diventi sacro, lui stesso deve essere avvinto alla divinità, egli deve farsi canale del sacro incarnandolo (cioè deve farsi canale tra il divino e il piano di realtà dell’incarnazione). Nota che “incarnare” significa sia “che si faccia carne”, sia “mettere ad effetto”, cioè “rendere effettivo”. Solo quando l’officiante incarna il sacro, i suoi gesti hanno un effetto. Incarnare il sacro non è qualcosa che si impara studiando a memoria la sequenza dei gesti, anzi: la troppa attenzione al fascino esotico dei gesti può distaccare l’officiante dal senso della cerimonia.
Incarnare il sacro dipende quindi fortemente dall’evoluzione spirituale dell’officiante. E’ lontano dall’incarnare il sacro, per esempio, chi, crogiolandosi nel proprio ego, celebra la cerimonia senza sentirsi parte di un disegno più grande di sé, o chi non è consapevole del fatto che, in quanto umano, non gli è dato di sapere quale sia la cosa migliore che debba accadere.
vai all’indice

Il rito della guarigione sciamanica

La guarigione sciamanica è un rito sacro, uno dei più delicati, in quanto tocca profondamente l’anima di chi la riceve. A mio parere, quindi, non dovrebbe essere svolta fino a che non si abbia la consapevolezza (la cosidetta mindfulness) che il proprio ruolo è subalterno alle scelte di anima di chi l’ha richiesta. L’officiante (lo sciamano, il guaritore…) deve altresì saper conservare la pace nel cuore anche di fronte all’eventualità di venire a sapere (durante la cerimonia) che il suo assistito, nonostante tutto, è destinato ad una sorte diversa da quella che si auspica (ad esempio, che morirà della malattia che lo affligge).
La mancanza di questi requisiti, rischia di rendere l’officiante un ulteriore ostacolo per chi ha chiesto aiuto, anziché di sostegno e al servizio del suo percorso evolutivo.
vai all’indice
Corso “la relazione d’aiuto”
Trattamenti sciamanici

Essere presente

Un requisito fondamentale per poter incarnare il sacro è aver sviluppato una buona capacità di essere presenti. Le pratiche di presenza di certo non offrono effetti sensazionali e non portano alcuna esperienza “psichedelica”, perciò sono poco affascinanti, a volte anche noiose (quando non si è in grado di far sì che anche la noia diventi occasione per essere presenti). La vera presenza ha però il vantaggio di non nutrire l’ego, condizione fondamentale per incarnare il sacro. La capacità di essere presenti è inoltre indispensabile sia per accorgersi se il canale attraverso il quale si chiede al divino di manifestarsi è pulito, sia per per intervenire a liberarlo qualora non lo fosse.
Per questi motivi la capacità di essere presenti riveste un’importanza maggiore rispetto alla capacità di eseguire il rito (che si manifesta attraverso il compimento esatto dei gesti che compongono la cerimonia).
Ogni volta che accendi il palo santo o la salvia bianca, o quando appendi un acchiappasogni, se non vuoi semplicemente profumare o decorare l’ambiente, chiediti se ci sei veramente e cosa ti occupa la mente e il cuore.
vai all’indice
Meditazioni e pratiche energetiche dello sciamanesimo

Ogni gesto può essere sacro

A questo punto potrai aver intuito che ogni gesto della propria quotidianità può diventare sacro. Giacché il divino non è altrove, bensì permea ogni cosa e ogni minuto. Sta a noi svilupparne la mindfulness, ossia la consapevolezza.
Silvia Festa


Ti può interessare:

articolo: mettersi in relazione con il sacro
articolo: come prega un nativo americano
libro: la scienza perduta della preghiera

Trattamenti sciamanici

Corso “la relazione d’aiuto”