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Nobile e Luminosa Divinità – Fiaba orientale sul perdono

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Nobile e Luminosa Divinità – Fiaba orientale sul perdono

Una fiaba orientale narra di un re autoritario e rigidissimo che voleva essere chiamato da tutti «Nobile e Luminosa Divinità». Un giorno scoprì che un vecchietto si rifiutava di chiamarlo così. Lo fece venire al suo cospetto e gliene domandò la ragione. «Non per ribellarmi o mancarti di rispetto, ma solo perché non ti vedo a quel modo» disse il vecchietto. «Non sarei sincero.» Il vecchietto pagò cara la propria sincerità: il re lo fece rinchiudere in prigione per un anno.

Poi lo fece condurre di novo al suo cospetto. «Hai cambiato idea?» «Mi dispiace, ma se devo dirti la verità continuo a non vederti a quel modo.» Un altro anno di carcere nella cella più buia a pane e acqua gli fece perdere qualche chilo ma non bastò a fargli cambiare idea. Il re era furente, tuttavia anche stupito e curioso. Decise di far scarcerare il vecchietto e di seguirlo di nascosto. Il vecchietto ritornò al suo povero rifugio di pescatore, e lì fu accolto con grande gioia dalla moglie.
I due si parlarono, mentre il re di nascosto ascoltava. La donna era molto arrabbiata con il re che le aveva tolto il marito per due anni, trattandolo in maniera così crudele. Ma il vecchio era di opinione diversa: «Non è così cattivo come dici.

Dopotutto è un buon re: si è preso cura dei più poveri, ha costruito strade e ospedali, ha promulgato leggi giuste». Il re rimase molto colpito dalle parole dell’uomo: malgrado avesse tentato in tutti i modi di rovinargli la vita, il vecchietto non gli serbava alcun rancore e anzi riusciva a trovare i suoi lati buoni. Il re si sentì inondare dal più profondo e amaro pentimento. Si mise a piangere, e uscì dal nascondiglio presentandosi davanti al vecchietto e a sua moglie: «Ti devo molte scuse. Malgrado tutto il male che ti ho fatto, riesci a non odiarmi». Il vecchietto rimase sorpreso, poi disse: «Tutto quello che ho detto è vero, Nobile e Luminosa Divinità. Tu sei un buon sovrano».
Il re rimase esterrefatto: «Mi hai chiamato Nobile e Luminosa Divinità… Perché?». «Perché sei stato capace di chiedere perdono.»

Tratto da “La forza della gentilezza” di Piero Ferrucci

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