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Imbolc – Candelora

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Dallo sciamanesimo celtico giunge fino a noi una festa che celebra il ritorno della Luce sulla Terra: Madre Terra si sta risvegliando, vengono svolti rituali per propiziare la fertilità e l’abbondanza.

Celebrata nel mese di febbraio e chiamata anche «la festa del latte», è in realtà la ricorrenza della luce che inizia a manifestarsi con l’allungarsi delle ore del chiaro, anche se siamo ancora in inverno. In realtà, per coloro che vivevano a stretto contatto con la natura, anche uno dei momenti più duri dell’anno. Infatti, solitamente, a febbraio la morsa del gelo si fa sentire prima di arrendersi ai raggi del sole primaverile e le scorte alimentari sono ormai agli sgoccioli Tuttavia il parto degli agnelli è un segno inequivocabile che la Madre Terra si sta svegliando e presto tornerà a splendere in tutte le sue forme di vita. 

E’ sincretizzata con la festa cristiana della Candelora, che coincide con al Purificazione di Maria, effettuata – in ottemperanza alla tradizione ebraica – quaranta giorni dopo il parto. In questo periodo si assiste al parto di moltissime pecore, che ritornano così a produrre latte (le pecore non selezionate per il preciso scopo di essere munte: non danno latte se non dopo il parto). L’Anziana era solita versare la prima scodella di latte munto dalla prima pecora che aveva partorito sulla soglia di casa per propiziare la futura fertilità e abbondanza per tutti i membri della famiglia. 

I maschi non sposati accendevano fuochi nei campi per scaldare la terra e invitarla così a risvegliarsi. Il Popolo della Vecchia Quercia aveva anche una usanza molto particolare: le ragazze che volevano sposarsi si vestivano di bianco e portavano in testa una coroncina fatta con spighe di avena.
Poi si riunivano nella Stanza della Comunità e dormivano tutte assieme dopo avere bevuto una tisana soporifera. Nel corso della notte uno dei maschi ancora celibe entrava nella Stanza e si sdraiava al fianco di una ragazza (si noti che era molto buio e non si poteva distinguere chi questa fosse) e dormiva con lei tutta la notte, andandosene alle prime luci dell’alba con la coroncina di avena. Se la ragazza rimaneva incinta era considerato di ottimo auspicio, il bambino era chiamato «figlio di Brigit» e istruito per diventare un druido. 

La mattina del giorno di Imbolc ogni persona si lavava il viso e le mani con l’acqua benedetta della fonte, con la stessa venivano lavati i pavimenti e le lenzuola dei letti. Sulle finestre venivano poi poste molte candele accese per simboleggiare il ritorno della luce. L’Anziana benediva le sementi per la successiva semina e ne dava a ogni bambina della casa un piccolo pugno e una candelina bianca. Queste andavano poi in fila lungo i campi per gettare chicchi di orzo sulle zolle ancora brulle intonando canti e filastrocche. Al termine di questa semplice cerimonia tutti si riunivano a mangiare, servendo sempre prima le bambine, per significare che la Dea era tornata nella sua forma di fanciulla e andava curata e nutrita affinché poi potesse provvedere a tutta la comunità. 


Tratto da “La magia dei celti” di Laura Rangoni