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La capacità di ascoltare di un operatore olistico

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Tempo di lettura: 3 minuti

Requisito fondamentale di un operatore olistico

Ho chiesto ai follower su facebook quale fosse, secondo loro, il requisito fondamentale che un operatore olistico deve avere. Sono arrivate varie risposte, alcune veramente centrate. Parlano di umiltà, empatia, compassione e una persona ha detto anche “ascolto”.
Secondo me il primo requisito per un operatore olistico è saper ascoltare. L’ascolto è vero se è consapevole (quindi non giudicante), empatico e compassionevole. Mancando queste qualità l’ascolto non è totale, ma esclude sempre qualcosa.

La relazione d’aiuto

Ascolto, umiltà e compassione

Quindi ci può essere vero ascolto senza umiltà, compassione o empatia? Non credo. E si possono possedere queste qualità senza avere la capacità di ascoltare? Si, questo è possibile.
Per poter davvero ascoltare, oltre a possedere le caratteristiche citate, è necessario aver sviluppato una notevole capacità di osservazione di sé in modo da accorgersi ogni volta che emergono bisogni come la necessità di riuscire, di essere bravo, di avere conferme, di essere apprezzato, ecc.
E’ fondamentale anche essere coscienti delle emozioni che si provano quando si entra in risonanza con quelle di chi ha chiesto aiuto. Quando ascolto la sofferenza altrui, vengo trascinato nella mia sofferenza e nella mia paura? Opero forse un distacco emotivo per non sentire il dolore che conservo in me? Oppure riesco a mantenermi empatico e compassionevole? Le persone possono essere umili e compassionevoli, ma se le ferite che conservano in sé sono ancora troppo brucianti, non potranno ascoltare veramente perché le proprie difese lo allontaneranno da quello che c’è da ascoltare.
Questi sono alcuni motivi per cui non basta aver acquisito una tecnica olistica per essere un operatore olistico, perciò un percorso di guarigione personale è fondamentale per riuscire ad ascoltare in maniera umile e compassionevole.
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Presenza consapevole

Un operatore olistico deve Esserci, deve essere capace di una presenza consapevole, se vuole davvero aiutare. Diversamente è operatore olistico solo di nome, non di fatto.
Se la priorità è applicare la tua tecnica, allora non ci sei per l’altro, ci sei per te che forse vuoi che la tua tecnica ti dia conferme.
Se vuoi cambiare la vita a qualcuno che non te l’ha chiesto, allora non ci sei per lui, ci sei per te che forse dubiti del tuo valore e lo vuoi vedere riflesso nella vita di qualcun altro.
Se vuoi che la persona che hai di fronte si adatti al tuo modello di vita, si convinca di cosa fa bene e cosa no, allora non ci sei per lei, ci sei per te che forse hai bisogno di seguaci per confermare i tuoi inconsistenti punti di riferimento.
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Io ci sono

“Io ci sono per te” a volte è la migliore cura, e non servono diplomi per attuarla. E’ anche la componente essenziale del funzionamento delle tecniche olistiche.
Io la vedo così.
Ed è da questa prospettiva che ogni incontro con qualcuno per me diventa occasione per l’osservazione personale al fine di “farmi da parte”, in modo che nulla si frapponga fra me e l’altro. Esserci al di là dei desideri che la mente propone, persino al di là dell’idea che potrei farmi in merito ad un buon risultato. Curare il seme, per scoprire con meraviglia quale sia il fiore che ne nascerà. Questo è il compito che mi sono assunta.

Silvia Festa

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