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Cosa è la libertà?

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cosa è la libertà?

Di recente a diverse persone è arrivato tramite le Guide un messaggio riguardante la libertà, ma cosa è la libertà dal punto di vista spirituale? Quanto siamo veramente liberi? Quello che segue è un testo di Rudolf Steiner che, secondo me, lo spiega esaurientemente.

Maestro Eckhart [S.F.: teologo tedesco 1260 – 1327/1328] giunge […] a un puro concetto di libertà.
Nella vita comune l’anima non è libera, poiché è coinvolta nel regno delle cause inferiori [S.F.: ciò che riguarda l’incarnazione]. Essa compie ciò a cui viene costretta da tali cause inferiori.

Con la «visione» essa viene sollevata al disopra della regione di tali cause; non agisce più come anima singola. In essa viene svincolata l’entità originaria che non può essere determinata se non da sé stessa.

«Dio non costringe la volontà, anzi la pone in libertà, in modo ch’essa non voglia se non ciò che Dio stesso vuole. E lo spirito non può volere altro che ciò che vuole Dio: e questa non è la sua privazione di libertà, bensì è la sua vera libertà. Poiché libertà consiste nel non essere legati, nell’essere così liberi e puri e incontaminati come eravamo nel nostro primo efflusso, quando fummo posti in libertà nello Spirito Santo».

Dell’uomo illuminato si può dire ch’egli stesso è l’entità che determina da sé stessa il bene ed il male. Egli non può a meno di compiere il bene, perché non è asservito al bene, ma il bene si esplica attraverso di lui. «L’uomo giusto non serve né a Dio né alle creature poiché egli è libero; e quanto più vicino è alla giustizia, tanto più è egli stesso la libertà». Che cosa sarà, dunque, per Maestro Eckhart, il male? Non può essere se non l’ agire sotto l’ influsso della concezione inferiore delle cose; l’agire di un’anima che non è passata per lo stadio dello «sdivenire» (Entwerdung). Un’anima siffatta è egoista, nel senso di non volere che sé. Soltanto esteriormente essa potrebbe mettere d’accordo la propria volontà con gli ideali morali. L’anima veggente non può essere egoista, in questo senso: se anche volesse sé, non vorrebbe che il trionfo dell’ideale, [S.F.: ideale = spirituale] poiché si è identificata con l’ideale.

Essa non può più volere i fini della natura inferiore, perché non ha più nulla in comune con la natura inferiore. Per l’anima veggente, l’agire nel senso degli ideali morali non rappresenta nessuna costrizione, o sacrificio. «Per l’uomo che vive nella volontà di Dio e nell’amore di Dio è una gioia far tutte le cose buone che Dio vuole, e tralasciare tutte le cose cattive contrarie a Dio. E gli è impossibile di tralasciare una cosa che Dio vuole sia fatta. Proprio com’è impossibile che cammini uno al quale siano legate le gambe, così sarebbe impossibile a colui che sta nella volontà di Dio commettere alcunché di male».

Eckhart mette ancora espressamente in guardia contro una interpretazione che volesse vedere in questa sua concezione una giustificazione di qualsiasi arbitrio del singolo. Il veggente si riconosce appunto dal fatto di non volere più nulla come singolo. «Molti dicono: una volta ch’io abbia trovato Dio e la libertà di Dio, potrò ben fare tutto quel che voglio.

Essi non comprendono bene queste parole. Finché tu sei capace di compiere alcunché contro Dio e il suo comandamento, tu non hai l’amore di Dio; potrai solamente fingere di averlo».

Eckhart è convinto che l’anima che approfondisca sé stessa proprio fino alle radici, v’incontri anche la perfetta moralità, e che in quelle profondità ogni comprensione puramente logica, ogni azione nel senso solito della parola, finisca, mentre s’inizia un ordine affatto nuovo della vita umana. «Infatti, tutto quanto l’intelletto può comprendere e il desiderio desiderare, non è Dio. Dove l’intelletto e il desiderio finiscono, là è buio, là risplende Iddio. Là si espande nell’anima quella forza che è più ampia dell’ampio cielo… La beatitudine del giusto e la beatitudine di Dio sono una sola beatitudine, poiché il giusto è beato là dove Dio é beato ».”

Rudolf Steiner – I mistici

[S.F.: note di Silvia Festa]

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