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Mabon – Equinozio d’autunno

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Mabon – Equinozio d'autunno

Eccoci arrivati al dolce settembre con il suo clima mite e la sottile malinconia per la fine dell’estate che si insinua nel nostro animo. Proprio in questo mese i neopagani celebrano il grande sabba d’autunno: Mabon, ovvero l’equinozio d’autunno.

L’equinozio d’autunno: una festa celtica

Questo nome deriva dal figlio di Modron, la Dea Madre, noto anche come Maponus in alcune iscrizioni romano-britanne: questi rapito tre notti dopo la sua nascita, venne imprigionato per lunghi anni fino al giorno in cui venne liberato da Re Artù e dai suoi compagni. Mabon è un dio della vegetazione e la festa a lui dedicata è quella del secondo raccolto, quando vengono appunto colti i grappoli d’uva e la frutta autunnale. «Maponus, equiparato all’Apollo celtico, […] (“Giovane Divino” o “Figlio Divino”) era oggetto di culto nella Britannia settentrionale in epoca romana. A Chesterholm (l’antica Vidolana), fu trovata una singolare placca d’argento a forma di mezzaluna recante l’iscrizione “Dio Mapono”. Su alcune dediche il nome del dio è collegato a quello di Apollo, ad esempio a Corbridge. La Cosmografia dell’Anonimo Ravennate menziona un “locus Maponi” che poteva essere nel Dumfries o nel Galloway, nel sud della Scozia. Le dediche implicano che Maponus fosse probabilmente associato con la musica e la poesia: su un altare a Hexham la sua identità si fonde con quella dell’Apollo citaredo. Su una dedica a Rochester, invece, Maponus compare su una pietra accanto a una dea cacciatrice. Maponus può essere convincentemente collegato a Mabon, il “Giovane Divino” del racconto di Cullweh e Owen, nel quale questi è presente in veste di cacciatore. Si noti che il culto di Maponus non era limitato unicamente alla Britannia: il dio era venerato a Bourbonne-les-baines, mentre a Chamaliers (Puy de Dome) era invocato su una defixio, una tavoletta di piombo con incisa una maledizione» (Miranda Green, Dizionario di mitologia celtica. Milano 1998, p. 180).

Il significato dell’arrivo dell’inverno

Durante l’equinozio il giorno e la notte hanno la stessa durata, ma questa data segna la discesa del sole nell’altro mondo e l’arrivo delle tenebre e del freddo dell’inverno. Nel mondo agricolo è il momento di immagazzinare i prodotti che la terra ci ha generosamente donato e di tirare le somme dell’anno che si avvia alla conclusione. Infatti nel mondo antico questa data era molto sentita proprio perché punto di svolta tra la gioia dell’estate appena trascorsa, con il caldo, l’abbondanza di verdure e frutti, e l’imminente periodo di freddo, che inevitabilmente portava con sé lo spettro della fame, del gelo e della paura di non farcela.
Dal punto di vista spirituale è un periodo propizio ai misteri, poiché, come in ogni momento di passaggio, il velo tra i mondi si assottiglia, quindi è possibile comprendere verità antiche e occulte. In Scozia è il tempo giusto per preparare il nuovo whisky e brindare con quello dell’anno precedente, che racchiude lo spirito del buon vecchio zio John, lo spirito dell’orzo. Quasi ovunque si vendemmia e si pressa il succo dell’uva, che verrà racchiuso in tini nei quali avverrà la trasformazione del mosto in vino.
Il Popolo della Vecchia Quercia in occasione di questa festa fabbricava delle bamboline con paglia d’orzo e le rivestiva con foglie di edera, il sempreverde simbolo della vita che continua nonostante il gelo che sta per raggiungere.
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Tratto da “La magia dei celti” di Laura Rangoni

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