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Mettersi in relazione con il sacro

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Mettersi in relazione con il sacro

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Nello sciamanesimo, nel tantra e nello dzogchen, gli elementi vengono considerati sacri, le forze che presiedono a tutta l’esistenza. Poiché sono sacri, tutto ciò che da essi trae origine, vale a dire ogni cosa, è anch’essa sacra. La natura esterna è sacra e il corpo è sacro. Gli elementi esterni e interni nascono insieme, dalla stessa origine. Il calore del sole e il calore del cuore sono diversi per intensità, ma non per natura. L’acqua degli oceani non è diversa dall’acqua presente nel nostro corpo. La nostra carne si è formata dagli elementi della terra e nella terra tornerà a dissolversi. L’aria nei nostri polmoni è la stessa aria nella quale vola il falco. Lo spazio nel quale si forma l’universo, lo spazio occupato dal divano in salotto e lo spazio nel quale nascono i nostri pensieri è sempre lo stesso identico spazio, ed è sacro. E tutto ciò che si trova nello spazio, che si tratti di entità sostanziali o insostanziali, di materia o mente, è gli elementi.
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La coscienza è sacra

Poiché gli elementi che formano il corpo sono sacri, anche la coscienza che da essi trae origine è sacra. Saggezza o passione, sogno o incubo, tutta l’esperienza viva degli esseri è una manifestazione dei puri elementi che interagiscono con la consapevolezza. La consapevolezza innata è anch’essa integrata con gli elementi. E’ il più puro e il più sottile livello dei cinque elementi in perfetto equilibrio, la quintessenza della luminosità della base dell’esistenza.
Nel corso della storia dell’Occidente, presso molti popoli il senso del rapporto sacro è andato perduto. Possiamo essere testimoni o leggere di rapporti sacri, come quello dello sciamano con il mondo naturale o del praticante tantrico con le divinità, ma spesso un’esperienza del genere non fa parte della nostra vita.
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Cosa significa sacro?

Chiedetevi che cosa significa per voi “sacro”. Vivente qualche rapporto che considerate sacro? Se si, è fondato sul vostro personale senso del sacro o è fatto di comportamenti appresi da altri? Che cosa ritenete veramente sacro nella vostra vita?
Se ci manca il senso del sacro, è difficile avere fede nell’insegnamento religioso. In Tibet si dice che per chi tratta il proprio maestro come un cane, gli insegnamenti saranno come cibo avariato che non porta nutrimento. Per chi tratta il proprio maestro come un amico, gli insegnamenti nutriranno come cibo appena preparato. Per chi tratta il proprio maestro come una divinità, gli insegnamenti saranno nettare divino. Allo stesso modo, se ci mettiamo in rapporto con il mondo naturale come fosse un insieme di processi meccanici inanimati, per noi sarà inanimato. Se ci mettiamo in rapporto con il nostro corpo come fosse una macchina, per noi sarà una macchina. Se ci mettiamo in rapporto con la religione come fosse una fantasia, per noi sarà una fantasia. Ma se ci mettiamo in relazione con il mondo naturale come qualcosa di vivo, popolato di spiriti e di esseri elementali, il mondo naturale come qualcosa di vivo, popolato di spiriti e di esseri elementali, il mondo naturale ci parlerà.

Se, come nel tantra, il corpo viene considerato un luogo sacro, frutto di una grande fortuna, il miglior veicolo possibile per raggiungere l’illuminazione, esso diventerà un veicolo capace di portarci oltre la morte. Se ci mettiamo in rapporto con il dharma, gli insegnamenti spirituali, come i sacri insegnamenti che ci condurranno sulla via della verità, il dharma ci porterà davvero alla verità. Se ci mettiamo in rapporto con gli elementi, cioè con il mondo naturale, con il nostro corpo e la nostra mente, considerandoli sacri, essi diventeranno sacri. Non si tratta di un giochetto psicologico. E’ riconoscere la nostra situazione reale.
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Riconoscere il sacro dentro di noi

I rapporti sacri sono definiti non soltanto in termini di come ci relazioniamo con ciò che è esterno a noi. Metterci in relazione con il sacro ci porta anche al senso più profondo di noi stessi, a ciò che è sacro dentro di noi. Gli sciamani che sono in rapporto con la terra trovano dentro di sé il collegamento con tutta la vita, con i poteri e le forze che governano il mondo. I praticanti tantrici scoprono che la devozione alle divinità li porta a riconoscere che il loro sé più profondo è le divinità. Nel guru yoga lo studente deve trovare dentro di sé la mente del maestro. Il rapporto sacro scopre qualcosa di sacro all’esterno, ma ciò che riconosce il sacro all’esterno è il sacro dentro di noi.
Noi siamo in rapporto con tutto. La vita è questo: rapporto con tutto. Possiamo avere molti rapporti di amicizia che ci arricchiscono e ci aiutano, e questo è un bene. Quei rapporti ci sostengono e ci realizzano in quanto esseri umani. Ma se non abbiamo un rapporto sacro con l’ambiente, con le persone, con le immagini religiose, con i mantra e così via, significa che l’aspetto sacro della nostra vita sta morendo, o che è già morto e sepolto, o che non lo abbiamo mai conosciuto. Non è stato arricchito o espresso. Non nasce nella nostra esperienza interiore perché non ha trovato corrispondenza nel mondo esterno; non c’è niente che lo evochi o che lo alimenti. Dunque, scompare dalla nostra vita e dalle nostre culture, oppure diventa un’astrazione o viene ridotto a semplice mitologia o psicologia.
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Perdere il senso del sacro

Nel mondo moderno è facile perdere il senso del sacro. Molti di noi vivono estraniati dal contatto con la forza del mondo naturale, e lo pensano come qualcosa recintato nei parchi, o coltivato nei giardini. Dietro alle luci riflesse della città, la notte non è più immensa e buia. Nelle nostre case, la temperatura viene regolata artificialmente.
Molti hanno perso la fede nella religione e vivono in un mondo dove la vita è stata ridotta a una reazione chimica, dove le stelle sono processi materiali inerti, e dove, dopo la morte del corpo, non c’è più vita. Le società occidentali hanno creato tecnologia, arti e scienze meravigliose, ma vivere in un mondo privo di vita, contando sul divertimento per ottenere una fuggevole soddisfazione, è un prezzo dolorose e inutile da pagare per quel processo.
La mancanza di rapporto con il sacro può essere un ostacolo sul cammino spirituale. Impariamo qualcosa, per esempio, le pratiche fisiche proposte in questo libro, e ci sentiamo meglio. Dunque, le trattiamo semplicemente come qualcosa che ci fa sentire bene, come fare una passeggiata o una corsa in bicicletta.
Forse interpretiamo le pratiche sciamaniche soltanto come simboli per manipolare processi psicologici automatici. Ma quando abbiamo davvero bisogno di aiuto, non ci rivolgiamo a quello che crediamo sia soltanto un aiuto psicologico; e questo, perché sembra più limitato di quanto siamo noi nella nostra interezza. In un rapporto sacro con gli elementi, le divinità, il maestro, i sacri testi, ci rivolgiamo a qualcosa di più grande di noi, più grande dei nostri problemi. Ci rivolgiamo a qualcosa di sacro, che ha un valore e un significato che vanno al di là della nostra depressione, della nostra ansia, della delusione o dell’odio verso noi stessi.
Se prolunghiamo nel tempo rapporti caratterizzati da fiducia, rabbia, mancanza di rispetto, e così via, ogni aspetto della nostra vita ne risulterà contaminato. Vediamo le cose in una luce più negativa. Quando ci impegniamo a lungo in rapporti sacri, la nostra vita ne viene influenzata positivamente. I nostri sentimenti dolorosi non sono così diffusi; cominciamo a vedere l’essenza sacra di ogni essere.
Sviluppare la fede e la gratitudine apre la porta ai rapporti sacri. E’ bene riflettere sulla lunga tradizione degli insegnamenti: tutti gli uomini e le donne che hanno percorso la via per secoli. Loro si sono inoltrati nel sentiero perché hanno riconosciuto che è un viaggio sacro al centro di se stessi e del mondo. E ora tocca a noi. Siamo fortunati ad avere un’inclinazione per la vita spirituale e ad aver trovato gli insegnamenti appropriati di una tradizione viva.
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Aprire il cuore

Aprendo cuore e mente agli insegnamenti, cominciamo ad aprirci a molte dimensioni. Ci apriamo alle energie sacre dalle quali veniamo guariti e benedetti. Il nostro benessere non dipende più dalle circostanze esterne. Il mondo diventa più grande e tutto ciò che contiene viene riconosciuto come vivo. Non c’è più l’universo fatto di materia inerte di nichilisti né il mondo materiale impuro dei dualisti. Entriamo in comunicazione con le energie sacre, creative che si manifestano nell’esistenza stessa.
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Sviluppare il senso del sacro

In che modo possiamo sviluppare il senso del sacro? Ricordando che l’origine di tutto è sacra, che spazio e luce sono sacri. Ogni apparenza è bella se superiamo il pregiudizio e riconosciamo la natura vibrante, radiosa dei fenomeni. Ricordate che tutti gli esseri hanno la natura di Buddha. Ricordate la sacralità della tradizione religiosa. Immergetevi nella natura, specie in luoghi per voi particolarmente significativi, e apritevi alla bellezza del mondo naturale. Iniziate ogni periodo di pratica con una preghiera e aprite il cuore. Terminate ogni periodo di pratica dedicando voi stessi al bene di tutti gli esseri. Impegnatevi nella pratica considerandola un modo per alleviare la sofferenza di tutti coloro che vi sono cari. La pratica spirituale è un’attività intesa a beneficio di tutti, non solo di voi stessi. Alzate il capo e guardate il cielo. Quando le stelle sono visibili, contemplate il cielo notturno e sentite l’immensità e la magnificenza dell’universo. Pensate alla complessità del vostro stesso corpo, alle funzioni misteriose che presiedono alla vostra esistenza. Allargate la mente e non potrete fare a meno di arrivare a misteri a tal punto più grandi delle preoccupazioni quotidiane che incontrarli significa fare esperienza di un timore reverenziale, fare esperienza del sacro.
Quando si lavora con gli elementi, si lavora sul terreno dell’esperienza e di colui che fa l’esperienza. Riconoscere gli elementi nel mondo naturale, la loro bellezza e il loro rapporti reciproci, entrare nella danza degli elementi, significa abitare un mondo vivo, ricco di mistero e di potenzialità.
Tratto da “Guarire con la forma, l’energia e la luce” di Tenzin Wangyal Rinpoche

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