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Le parole sono energia condizionante

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Le parole sono energia condizionante
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Le parole condizionano

Pongo sempre una particolare attenzione ai termini utilizzati nel linguaggio corrente, a quelli diventati di moda (non necessariamente neologismi) e a quelli ripetuti ipnoticamente dai media. Lo faccio perché il vocabolario è uno strumento potentissimo di manipoalzione e una singola parola può condizionarti per anni, prima che te ne renda conto. Va da sè che ogni manipolazione è un allontanamento dal vero sé molto subdolo, in quanto difficilmente riconoscibile.

Di tanto in tanto provo a sollevare o a portare alla luce il problema, che ad oggi è di una portata gigantesca rispetto ad alcuni anni fa, ma sembra non interessare quasi a nessuno. Del resto, solo chi non è ipnotizzato può notare l’ipnosi.



Le parole sono energia condizionante

Le parole hanno una loro energia condizionante, se vuoi chiamala “vibrazione”, che non è altro che la manifestazione dell’energia. Il suono e il significato di una parola sono la manifestazione di uno specifico tipo di energia. Se sei su un percorso evolutivo devi tenerne conto, come tieni conto della qualità dell’ambiente che frequenti o dei cibi di cui ti nutri.
Ti risulta strano che le parole possano condizionare la tua energia e di conseguenza i tuoi pensieri e le tue azioni? Prova a ripetere più volte al giorno la parola “pace” oppure “guerra” e ti risulterà evidente. Le pratiche di sviluppo della consapevolezza servono anche per accorgerti di come reagisci all’ambiente esterno e interno, che sia costituito da persone, da oggetti materiali o, appunto, da parole.
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Una parola può condizionarti per anni

Ti porto un esempio personale di quanto le parole sono condizionanti e potenzialmente manipolatorie. Io vengo da quella generazione a cui veniva ripetito spesso: “Gli adolescenti sono emotivi“. Si svolgevano anche temi scritti in classe e compiti a casa su questo argomento che sortivano l’effetto di far passare questa affermazione come verità assoluta. L’emotività degli adolescenti era sempre presentata come un fattore negativo e inclusivo di ogni forma di emozione. Le emozioni erano giuste ed accettabili solo se contenute e pacate. Così ho passato la mia adolescenza trattenendomi e sentendomi sbagliata. Ho passato diversi anni a seguire sentendomi un’adolescente fuori tempo massimo incapace di contenere le proprie emozioni e vivendole per lo più in segreto.

In seguito ho iniziato a frequentare ambienti in cui si proponevano percosi evolutivi e le emozioni sono state sdoganate, col tempo ho anche compreso che c’è una forte differenza tra sentire e maniferstare emozioni con consapevolezza ed essere schiavo di talune emozioni.
Avrei voluto che questa distinzione mi fosse stata insegnata fin da subito. Invece cosa ha fatto questo continuo ripetere della parola “emotivo” attribuendogli un significato esclusivamente negativo? Ha posto un ostacolo sulla conoscenza di sé, ostacolo che non tutti hanno superato.
Di conseguenza, ad oggi, non mi stupisce che la stragrande maggioranza dei cinquanta/sessantenni non sia minimamente in contatto con il proprio ribelle interiore, il motivo è che è morto di fame! Giacché si nutre di emozioni, di passione, di desiderio di affermazione, di impeto e anche di rabbia, se necessario.
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L’essere umano è emotivo

Emozione: e-movere, portare fuori. Da “muovere”: spostare, agire, iniziare, eccitare. Emozione: la prova chi ha qualcosa che si muove dentro, chi è vivo, chi non ha ferite così gravi da essersi dovuto isolare dalle proprie stesse percezioni. Chi è vivo nutre emozioni per le altre persone, per gli animali, per gli esseri viventi in genere e l’ambiente, ha progetti per la sua vita per i quali necessita di spazi di libertà che quando vengono a mancare suscitano emozioni che non si possono zittire. L’essere umano è emotivo per definizione. Eppure il continuo ripetere della frase “gli adolescenti sono emotivi”, ha inculcato (almeno per un periodo) l’idea che non si dovessero provare emozioni travolgenti, emozioni calde, appassionanti, emozioni che potevano manifestarsi all’esterno in maniera palese.

Parole manipolatorie

Ti invito ora, a titolo di esempio, a riflettere sul significato di alcune parole e a notare se il loro uso comune corrisponda al loro reale significato:
prevenzione: cosa significa “prevenire”? Tutto quello che viene proposto a titolo di prevenzione, è realmente prevenzione?
(troppo) sensibile: riflettici e poi se vuoi leggi “il mio problema è che sono troppo sensibile”;
genitore: cosa bisogna fare per essere genitore? Non per essere padre o madre… per essere genitore;
rischio e pericolo: pronuncia la parola “rischio” e stai ad ascoltare cosa si muove dento di te. Poi pronuncia la parola “pericolo”, stai ad ascoltare e nota le differenze con “rischio”. Infine cerca di ricordare se nella tua vita hai preso decisioni spinto dall’idea della presenza di un pericolo, che però non avresti preso se ti fossi reso conto che si trattava solo di un rischio.
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Quanta attenzione poni alle parole?

Le parole che ascolti e che lasci entrare o che pronunci, sono una sorta di dieta. Tu come ti comporti? Le assorbi indiscriminatamente come se fossi ad un fast food, oppure sei attento a quali energie apri le tue porte?

Chissà se questo racconto sarà sufficiente a solleticare la curiosità in merito al significato dei termini, al loro impatto energetico e a stimolare l’attenzione per verificare se siano effettivamente usati per il loro significato o siano usati per manipolare, per allontanarti dal tuo vero sé. Se non sarà sufficiente scriverò ancora, dato che i ribelli e gli appassionati sono anche tenaci.

Silvia Festa

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