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“Il mio problema è che sono troppo sensibile” L’hai mai detto?

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il mio problema è che sono troppo sensibile

Sei troppo sensibile o sei fragile?

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“Sono troppo sensibile, vorrei smettere di sentire”

Ogni tanto mi contattano delle persone che chiedono i trattamenti sciamanici perché si trovano in uno stato di afflizione e mi spiegano che: “il problema è che sono troppo sensibile”. Queste persone percepiscono e subiscono il dolore, l’ostilità o anche le energie pesanti emanate da altre persone o da alcuni luoghi. Tali influssi negativi sono capaci di cambiargli l’umore per ore o anche per giorni. Qualcuno arriva ad accusare malessere fisico. Queste persone conoscono la legge dello specchio ma ciò non è sufficiente a farle smettere di soffrire. La conclusione a cui arrivano è che per stare finalmente bene devono guarire dalla (secondo loro) eccessiva sensibilità.
Ritrova il benessere con i trattamenti sciamanici

Cosa succede quando smetti di sentire?

Negli scorsi anni, ho incontrato un paio di donne che quando erano poco più che ragazze si rivolsero a qualche “mago” proprio per smettere di essere troppo sensibili. Il rito funzionò alla grande, senonché anni dopo sono approdate al mio studio con un’enorme pena perché la loro vita da allora era diventata sempre più insapore e incolore. Non provavano i comuni dolori e dispiaceri che vivono le altre persone, ma non provavano nemmeno il piacere e le gioie. Per esempio, per loro era straziante vedere i figli piccoli in casa, in qualche modo sapere di amarli, ma non sentire niente! Vivevano disconnesse dalla capacità sia di percepire alcunché sia dal provare emozioni, tranne che dal supplizio di non sentire nulla. Quando si smette di sentire, non si può scegliere cosa escludere dalla propria vita: la sensibilità si abbassa su ogni cosa che si possa percepire. Proprio come quando si mettono dei tappi nelle orecchie: non si può selezionare quali suoni smorzare. vai all’indice

Come si smette di sentire

Le conseguenze più gravi dello smettere di sentire si hanno quando le persone si rivolgono a qualche “mago” o sedicente “sciamano” la cui visione è talmente limitata da non vedere né le cause della sofferenza delle persone, né gli effetti nefasti dei loro riti. Considerano il funzionamento del rito che hanno svolto come prova del loro potere, di cui di certo non sono totalmente privi, ma che sicuramente potrebbero meglio indirizzare. vai all’indice

Sensibilità alterata come conseguenza di traumi

Però il caso più frequente di perdita di sensibilità non sono i rituali svolti a tale fine, bensì i traumi e le ferite profonde non ancora guarite. Traumi e ferite non guarite alterano la percezione della realtà creando a volte inutili allarmismi, condizione che viene poi percepita come “eccessiva sensibilità”. Altre volte, invece, la reazione salvifica all’evento traumatico è il congelamento (le altre due forme di difesa sono attacco e fuga). Nel congelamento il sistema corpo/mente/anima blocca qualsiasi forma di percezione nel momento in cui il dolore diventa insopportabile fisicamente o psicologicamente. Una ridotta capacità di sentire, che a volte è più evidente nel corpo fisico (spesso riscontrata negli adulti che sono stati bambini abusati) continua a persistere fino a che il trauma non è guarito. vai all’indice
Recupera i pezzi di anima persi in eventi traumatici

Qual’è il vero problema quando la sensibilità fa soffrire?

Il problema che le persone hanno non è l’eccessiva sensibilità, bensì è la fragilità. Il progressivo impoverimento del linguaggio e la diminuzione del numero di vocaboli utilizzati per esprimersi, sono corresponsabili di questo madornale equivoco. Il vocabolo “sensibilità” parla di capacità di conoscere il piacere e il dolore e non accenna minimamente ad un’eccessiva esposizione al dolore. Mentre è il termine “fragilità” che parla di una condizione in cui si oppone una scarsa resistenza al male fisico o morale e quindi ci si ritrova a subire eccessivamente danni e traumi. Non so a quale punto della nostra storia la maggior parte delle persone ha iniziato ad usare il termine “sensibilità” come se fosse sinonimo di “fragilità”… ma farlo è deleterio perché suggerisce la trasformazione delle gente in esseri sempre meno sensibili ma che mantengono immutata la propria fragilità. vai all’indice

I vantaggi della sensibilità

La sensibilità è sempre un vantaggio. Sempre. La sensibilità fa percepire se è bene o no frequentare una certa persona, se un luogo è carico di buona energia o è tossico, se un lavoro potrà soddisfare le nostre ambizioni o sarà una delusione, ci fa scegliere l’insegnante migliore (ossia quello che soddisfa meglio le nostre esigenze, e non quello che risponde meglio alle false necessità create dai problemi irrisolti). La sensibilità ci aiuta a comprendere quale emozione stiamo davvero provando e, per esempio, ci aiuta a distinguere la rabbia dalla frustrazione, la frustrazione dall’umiliazione, l’umiliazione dalla necessità di essere riconosciuti, la necessità di essere riconosciuti dalla necessità di essere amati, ecc. La sensibilità ci salva dall’influenza delle persone capaci di fascinazione ma vuote, e ci fa apprezzare quelle capaci di trasmettere veri contenuti (qualsiasi sia l’ambito in cui operano). La sensibilità è come un sensore elettronico di ossigeno: dice quanto ce n’è nell’aria, ma non è il responsabile della sua carenza. vai all’indice

Essere insensibili non ci salva

Per contro, la mancanza di sensibilità non ci salva dal patimento. L’influenza di persone o luoghi che emanano energie pesanti non sparisce per il semplice fatto di non essere in grado di percepirle. Anzi, è il contrario: essere sensibili ci aiuta a comprendere in quali condizioni siamo fragili (e quindi esposti eccessivamente al subire danni), mentre chi non è sensibile soffrirà comunque ma avrà anche serie difficoltà a comprendere cosa davvero lo sta affliggendo. vai all’indice

Cosa causa la fragilità?

La causa della fragilità sono le ferite e i traumi che non sono stati guariti. Tutti hanno fatto l’esperienza di tagliarsi con un coltello, anche in maniera lieve. Tutti quindi sanno quanto può essere doloroso sfiorare la pelle dove il taglio non si è ancora cicatrizzato. Le ferite che non interessano il corpo fisico non sono meno dolorose o importanti e fino a che non saranno rimarginate continueranno a palesarsi attraverso il dolore. vai all’indice

Il dolore è una richiesta di aiuto

Il dolore è uno strumento fondamentale la cui funzione è di informarci che qualche parte di noi ha bisogno di aiuto. Il dolore non è il problema, è ciò che ci fa capire che c’è un problema. L’assenza o la ridotta capacità di avvertire il dolore anche solo in alcuni distretti del corpo può essere molto pericolosa per la propria incolumità. La sensibilità è la capacità di sentire (anche) il dolore e ci dà la possibilità di attivarci per porvi rimedio. vai all’indice

Di cosa è necessario occuparsi

Ciò che deve essere al centro della propria attenzione, non è la sensibilità (che va ringraziata) ma la ferita che causa il dolore. Una persona che non sia in balia delle proprie ferite, non si fa appesantire dall’ambiente o dalle persone che incontra. Risponde alle ostilità altrui con la compassione. Esce dal ruolo di vittima o carnefice prendendo la responsabilità della propria vita. Anziché reagire alle circostanze con azioni che non sono altro che tentativi di fuga dal dolore, fa scelte consapevoli.
Quando le ferite (o almeno le più gravi di esse) sono guarite, si potranno apprezzare tutti i vantaggi della sensibilità e ci si riterrà fortunati per il fatto di averla.
Silvia Festa

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