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Relazioni olistiche: LA FINE DEI CONFLITTI

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Relazioni olistiche LA FINE DEI CONFLITTI

Il 100 per cento delle difficoltà relazionali si verifica a livello della personalità, possiamo intuire come un atteggiamento percettivo olistico contenga in sé i presupposti per la fine delle conflittualità.
Così come si sviluppa in noi la capacità di entrare in contatto profondo e diretto con il nostro aspetto spirituale, aumenta anche la capacità di entrare in contatto diretto con l’aspetto spirituale dell’altro, in tempo presente. Ciò implica l’inevitabilità di profondi cambiamenti percettivi, cognitivi e comportamentali nelle nostre vite di tutti i giorni, a tutti i livelli.

Questo modifica totalmente la nostra idea di come stiamo a questo mondo e permette di lasciar tramontare la vecchia idea di essere isolati, separati, persino, in qualche modo, non voluti o scomodi. Ci invita, invece, a pieno diritto, in tutto rispetto, a sentirci parte di quelcosa di più grande, a sentirci parte integrante, parte benedetta e amata da qualcosa di più vasto. A tempo stesso ci sentiamo anche parte attiva perché sentiamo che contribuiamo a dar vita a qualcosa di più ampio.
I sentimenti di benevolenza a questo punto non sono più qualcosa da imparare «per comportarsi bene», ma la naturale conseguenza dell’incontrarsi in modo olistico, cioè su un piano sia fisico sia spirituale. Contemporaneamente.
I sentimenti di benevolenza non sono più un’opzione, come se fossero una scelta tra il male e il bene, ma diventano l’unica scelta possibile e vincente.
Si passa dal vecchio criterio di cercare di comportarsi bene secondo dei canoni preimpostati o precostituiti, la cui attivazione è data da un premio (o da una punizione) finale nell’aldilà o da un riconoscimento (o da una condanna) sociale, al cominciare invece a muoversi nel mondo a partire da una saggezza che è naturale, a partire da una naturale benevolenza e disponibilità nei confronti di se stessi e degli altri. E’ il benessere stesso la molla e il premio di cui godiamo nel presente, non un ipotetico premio finale nell’aldilà o un riconoscimento.

A questo livello di coscienza non ci sono più regole morali da seguire, ma un profondo benessere che include il benessere dell’altro come fosse una sola cosa con il nostro.
Chiaro che un passaggio di coscienza di questo tipo invita la nostra mente a un radicale cambio di paradigma.
Le abilità di risolvere i conflitti, di entrare in conflitto, di vincere il conflitto vengono totalmente a scemare perché non ci troviamo più nella necessità di dover entrare in conflitto con qualcuno per sopravvivere e vincere, ma nella divina fortuna di essere parte di un corpo unico e unito di esseri umani, ciascuno emanazione perfetta del divino.
Pensare, percepire in modo olistico ci permetterà di sviluppare le nostre capacità percettive e imparare a:
– riconoscere la dimensione collettiva che unisce un individuo al suo gruppo di appartenenza;
– riconoscere la dimensione spirituale nostra e degli altri e a rispettarla;
– riconoscere le connessioni spirituali tra le persone;
– sviluppare strumenti interiori di relazione dalla nostra sfera spirituale a quella dell’altro;
– considerare che i sentimenti di benevolenza sono l’unica scelta possibile e vincente.

Tratto da: Attilio Piazza – Mindfulness

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