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Riconoscere la legge dello specchio

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legge dello specchio

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Tempo di lettura: 5 minuti Sono passati parecchi anni da quando, se parlavo della legge dello specchio, venivo presa per una farneticante da ricondurre alla ragione. Ora tutti coloro che si sono approcciati in qualche modo a pratiche olistiche la conoscono e hanno accettato la sua esistenza. Ma cos’è cambiato in questi anni? E’ davvero migliorata la consapevolezza di chi accetta la legge dello specchio?

 

COSA DICE LA LEGGE DELLO SPECCHIO

La legge dello specchio dice che se vedi qualcosa in un’altra persona, questa cosa riguarda anche te. Molte persone si concentrano principalmente sugli aspetti negativi di ciò che notano: se per esempio vedono che una persona è pettegola e giudicante, allora riconoscono che anche loro lo sono sicuramente; se notano che una persona manca d’amore verso gli altri, allora anche loro sicuramente non amano abbastanza. In genere però la riflessione si conclude qui e non scende nell’analisi di come e quando stanno rispecchiando ciò che hanno appena notato in altri. Questa superficialità è uno dei modi in cui le conoscenze basilari sull’evoluzione personale e spirituale, come la legge dello specchio, vengono usate malamente non appena diventano parte del moderno mondo olistico, un mondo in gran parte adattato al consumismo e alla sedazione dei propri disturbi.
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LA LEGGE DELLO SPECCHIO NON FUNZIONA CON ME

Qualcuno è anche indotto a pensare che la legge dello specchio “non funziona” perché è convinto, sempre per esempio, di non essere mai pettegolo e essere molto generoso nel donare amore, tanto da essere costantemente disponibile per i bisogni e le richieste altrui. Questo atteggiamento è spesso sintomo di una grande ferita ancora aperta che genera da un lato il bisogno di attribuirsi qualità di cui in realtà, nella parte più profonda e nascosta di sé, si sente fortemente la mancanza, e dall’altro il bisogno di allontanarsi dagli aspetti più dolorosi di sé.
Ogni ferita genera un bisogno, per esempio: la necessità di credersi migliori di altri, di tenere gli altri a distanza o di legarli a sé, di controllare ogni cosa o di sottrarsi a qualsiasi responsabilità compresa quella della propria felicità, di riempire con qualche attività ogni minuto della propria giornata, ecc. Anche la totale mancanza di capacità di auto-osservazione, che induce a non riconoscere l’esistenza o il funzionamento della legge dello specchio, pone le sue basi in una sofferenza che non si riesce ad approcciare e che genera il bisogno di identificarsi in qualità (come generosità, gentilezza, ecc.) che di fatto sono solo dei desiderata.

 

 

ACCORGERSI DEL FUNZIONAMENTO DELLA LEGGE DELLO SPECCHIO

La corrispondenza mostrata dalla legge dello specchio c’è sempre, ma raramente è identica nelle modalità. Per esempio, chi è almeno un po’ guarito si accorge che nel momento in cui scopre che una persona è pettegola e giudicante, non sta contemporaneamente lasciando andare la cosa, anzi, prova un qualche tipo di attaccamento: ciò che ha visto (l’altrui essere pettegolo e giudicante) assume valore perché lo definisce nel modo in cui vorrebbe non essere (pettegolo e giudicante). Aver notato il pettegolezzo diventa l’occasione per sentirsi migliore, che è uno dei modi per rafforzare il proprio ego.
Trattenersi dall’andare a raccontare ad altri il “misfatto” altrui non sempre è sintomo di consapevolezza di sé: non spettegolare sul fatto che un’altra persona è pettegola a volte serve a rafforzare l’idea di essere migliore. Proprio in quel momento si è molto pettegoli, anche se in privato, e molto giudicanti senza accorgersene. Analogamente ci si potrebbe concentrare su quanto si è disponibili e amorevoli, al contrario di qualcun altro, senza accorgersi di non esserlo con noi stessi. La legge dello specchio ci vuole mostrare che abbiamo bisogno di amarci di più ma non si coglie l’occasione di osservare consapevolmente e compassionevolmente che non lo stiamo facendo, non si accoglie quindi la ferita che provoca la paura di non essere amati o di non essere abbastanza meritevoli e il conseguente bisogno di dare in continuazione nella segreta speranza di essere ricambiati. Crediamo di amare tutti, ma in realtà stiamo solo chiedendo loro di essere amati.
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ACCORGERSI IN RITARDO DELLA LEGGE DELLO SPECCHIO

Può accadere che non ci si renda immediatamente conto di quanto profondamente un evento ci riguardi e il modo in cui lo fa, ma che lo si realizzi un po’ di tempo dopo. Quando accade bisogna gioire perché è il segno che si è sul cammino che conduce all’autoconoscenza e che, se si continua ad osservarsi in quel modo, i tempi diventeranno sempre più brevi.

 

 

USARE CON PROFITTO LA LEGGE DELLO SPECCHIO

La legge dello specchio funziona sempre, ma per usarla con profitto bisogna avere una mente abbastanza silenziosa e la capacità di provare compassione per sé stessi. Tali qualità ci permettono di sentire ciò che si muove veramente nel nostro intimo quando osserviamo qualcosa che si sta manifestando all’esterno di noi. La mente silenziosa è necessaria perché non si tratta di fare un ragionamento logico che ci porterebbe solo ad un’interpretazione razionale di quanto stiamo provando. La compassione è necessaria perché ciò che stiamo provando, per un evento esterno negativo, è legato ad una parte di noi stessi che in quel momento sta soffrendo.

 

 

QUANDO INIZIARE A USARE LA LEGGE DELLO SPECCHIO

Non occorre essere perfetti, si può iniziare fin da ora ad usare consapevolmente la legge dello specchio, anzi il momento per iniziare è proprio ora. La pratica sviluppa l’abilità.
Silenzio della mente e compassione non sono attitudini che si concretizzano dal nulla: è necessario fare pratica scegliendo le tecniche che sentiamo più affini a noi stessi. Le pratiche che sviluppano silenzio e compassione sono l’allenamento che consentirà di “attivare” l’osservazione consapevole nella quotidianità ogni volta che se ne presenti l’occasione.
La scelta deliberata e ripetuta di osservarci consapevolmente e compassionevolmente porta a far sì che diventi un nuovo modo di vivere.

 

IL PERCORSO PER SVILUPPARE LA CONSAPEVOLEZZA DI SE’ E’ UN PERCORSO DI LIBERAZIONE

Scegliere di fare questo percorso può sembrare faticoso, ma questa percezione nasce dal fatto che non si è ancora esperita la differenza fra il muoversi nella vita invischiati nei propri meccanismi e il muoversi liberi da essi. Non appena si vive questa esperienza, si sperimenta e si apprezza l’enorme differenza che passa fra queste due modalità e ci si apre alla vita.
Silvia Festa

 


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