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Scegliere l’opportunità migliore in una crisi

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Scegliere l’opportunità migliore in una crisi
Tempo di lettura: 3 minuti

Ogni crisi, che sia personale o sociale, ci porta un’opportunità. La crisi ci porta ad un bivio davanti a quale si presentano due scelte:

  1. il tentare di ripristinare la condizione esistente prima della crisi;
  2. iniziare a costruire una condizione migliore della precedente.

E’ importante sapere che non è possibile far tornare tutto come prima. Gli sforzi in tale direzione creeranno una condizione “qualitativamente” inferiore alla precedente.


Come posso scegliere l’opportunità migliore?

Sebbene il cambiamento interiore che conduce ad una scelta piuttosto che ad un’altra possa manifestarsi in un istante (o in una serie di istanti) ciò che è importante è come questo istante matura. In realtà non possiamo operare una scelta se non abbiamo fatto maturare la possibilità di farla. Come viviamo questo periodo di crisi, determinerà la scelta che faremo come singoli e come società una volta posti di fronte al bivio. 
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Ci troviamo in bilico tra trauma e amore

Quello che personalmente mi è arrivato dalla seconda guerra mondiale sono storie di dolore e storie di amore.
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Gli effetti traumatici della crisi

Le storie di dolore delle grandi crisi parlano di traumi vissuti ed ereditati.
Per definizione il trauma è un evento improvviso che mette a repentaglio la propria vita o quella di una persona che amiamo. Ma per mia esperienza, si possono riscontrare i segni del trauma in ogni persona che per un tempo protratto si trovano sottoposte ad una possibile minaccia e/o a ripetute ferite emotive. 
Evitare il sentire, negarlo a noi stessi, è un meccanismo di difesa che a volte dobbiamo attuare, ma, se non vogliamo che si trasformi in trauma, non possiamo farlo diventare la modalità elettiva del nostro vivere.

Se nell’infanzia l’origine delle ferite emotive poteva imputarsi alle mancanze dei propri genitori, nella vita adulta siamo noi ad essere i responsabili dell’accoglienza di cui necessitano le nostre fragilità.
Essere consapevoli e accettare il proprio sentire è imprescindibile se vogliamo giungere al bivio di cui ho parlato con la possibilità di scegliere una vita migliore per noi stessi, per i figli e per la società.
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Cosa chiedere alle Guide

Incontriamo, quindi, le nostre Guide Spirituali affinché ci conducano nella Verità del nostro sentire e ci infondano l’amore e la compassione necessari per accogliere la nostra fragilità. Chiediamo che ci stiano accanto mentre restiamo presenti a quello che c’è.
Lo dobbiamo a noi stessi, ai bambini che stiamo accompagnando e alle future generazioni, perché i traumi si ereditano.

Ricordiamo che le pratiche spirituali non servono ad evadere dalla realtà, ma ad entrarci dentro con presenza compassionevole.
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Storie d’amore in tempo di crisi

La seconda guerra mondiale mi ha fatto arrivare anche storie d’amore che si è espresso attraverso la solidarietà tra le persone accomunate dalla medesima tragedia.
Chiediamo aiuto alle nostre Guide Spirituali affinché possiamo riconoscere la nostra paura e ci infondano la chiarezza necessaria per affrontarla, evitiamo così di scaricarla sulle altre persone.
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Risorse per il benessere

Sul sito ci sono molte risorse gratuite, consiglio sopratutto le meditazioni guidate e le pratiche di Qi Gong, perché anche il corpo fisico ha bisogno di muoversi consapevolmente. 

Cerchiamo di non andare continuamente alla ricerca di esperienze nuove: provare attaccamento alla novità è uno dei modi per non andare in profondità, per evitare di sentire veramente quello che c’è.

In questi giorni la mia presenza è richiesta altrove, interagirò poco sui social network. Qualsiasi messaggio privato che mi sia inviato dovrà attendere.

Siamo fin da ora tutti partecipi alla costruzione di un nuovo progetto di vita e sociale, ognuno a nostro modo, cerchiamo di creare al meglio delle nostre possibilità. L’ingrediente necessario è la presenza.
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Silvia Festa