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La visione interna e lo sciamanesimo

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La visione interna e lo sciamanesimo

In alcune culture sciamaniche, la visione interna è uno dei prerequisiti per diventare uno sciamano. Fra gli indiani araucaniani del Cile e della pampa argentina, un nuovo iniziato sciamano viene istruito a pregare specificamente per ottenere quella facoltà. Questo è perché il ruolo principale dello sciamano nella cultura araucaniana è quello di diagnosticare e guarire la malattia, e a questo scopo la visione interna è considerata essenziale. Gli sciamani australiani definiscono questa capacità «occhio forte» o «vedere col cuore». […] In effetti, l’abilità di «vedere» una malattia – sia che comporti il guardare effettivamente all’interno del corpo o vedere il disturbo rappresentato come una specie di ologramma metaforico, come un’immagine tridimensionale di una creatura demoniaca e repellente dentro o vicino al corpo – è universale nelle tradizioni sciamaniche. Ma qualunque sia la cultura alla quale la visione interna è riferita, le sue implicazioni sono le stesse. Il corpo è un costrutto di energia, e in definitiva potrebbe non essere più sostanziale del campo energetico nel quale è immerso.

Il campo energetico come mappa cosmica

L’idea che il corpo fisico sia soltanto un altro livello di densità nel campo energetico umano e sia esso stesso una sorta di ologramma che si è concretizzato emergendo dalle configurazioni di interferenza dell’aura, potrebbe spiegare sia gli straordinari poteri guaritori della mente che l’enorme controllo che essa esercita sul corpo in generale. Poiché una malattia può apparire nel campo energetico settimane e perfino mesi prima di verificarsi nel corpo, molti sensitivi ritengono che la malattia abbia in effetti origine nel campo energetico. Questo suggerisce che il campo è in qualche modo primario rispetto al corpo fisico e funziona come una specie di mappa dalla quale il corpo riceve i propri riferimenti strutturali. Detto in altro modo, il campo energetico potrebbe essere la versione corporea di un ordine implicito.
Questo può forse spiegare le scoperte di Achterberg e Siegel che i pazienti immaginano le loro malattie molti mesi prima che si manifestino nei loro corpi. Al presente, la scienza medica ha difficoltà a spiegare come le immagini mentali possono effettivamente creare una malattia. Ma come abbiamo visto, le idee che sono prominenti nei nostri pensieri appaiono velocemente come immagini nel nostro campo energetico. Se il campo energetico è la mappa che guida e foggia il corpo, è possibile che, immaginando una malattia – sebbene perfino inconsciamente – e rafforzando ripetutamente la sua presenza nel campo, stiamo in effetti programmando il corpo a manifestare la malattia.
In modo analogo, questa stessa connessione dinamica fra le immagini mentali, il campo energetico e il corpo fisico potrebbe essere una delle ragioni per le quali l’immaginazione e la visualizzazione sono anche in grado di curare il corpo.

Essa può anche essere di aiuto nello spiegare come la fede e la meditazione su immagini religiose rendano possibile che ai portatori di stigmate crescano dalle mani protuberanze carnose simili a chiodi. La nostra attuale comprensione scientifica non sa come spiegare una capacità biologica di questo tipo; ma di nuovo, la preghiera e la meditazione costanti potrebbero far sì che queste immagini diventino talmente impresse nel campo energetico che la costante ripetizione di queste configurazioni farebbe in modo, infine, che esse prendano forma nel corpo.
Un ricercatore che ritiene che sia il campo energetico a modellare il corpo e non il contrario è Richard Gerber, un medico di Detroit che ha passato gli ultimi dodici anni indagando le implicazioni mediche dei sottili campi energetici del corpo. «Il corpo eterico è una dima olografica di energia che guida la crescita e lo sviluppo del corpo fisico», dice Gerber. […] Il fisico Tiller ne conviene. «I pensieri che una persona crea generano modelli a livello mentale della natura. Vediamo così che la malattia, in effetti, si manifesta col tempo dai modelli mentali alterati, […] fino a conseguenze al livello eterico e poi, da ultimo, al livello fisico, [dove] la riscontriamo apertamente come patologia». Tiller ritiene che la ragione per la quale la malattia spesso si ripresenta è che la medicina attualmente cura solo il livello fisico. […] Egli afferma, molti trattamenti «non avranno risultati permanenti, perché non abbiamo alterato l’ologramma di base al livello mentale e spirituale».

Tratto da “Tutto è uno – L’ipotesi della scienza olografica” di Michael Talbot

Ho potuto vedere numerose volte durante i trattamenti sciamanici ciò che Talbot descrive.
La visione interna è spesso metaforica. Per mia esperienza, che siamo esperti di sciamanesimo o meno, non dobbiamo considerare i demoni che vivono dentro di noi come il nemico da sconfiggere: non è con l’odio e la guerra che ci liberiamo di qualcosa che vive in noi, a cui abbiamo concesso (anche inconsciamente) di nascere. E’ con l’amore che qualcosa si può sciogliere. Il demone è bene che sia ringraziato, trasformato, e possiamo chiedere che ci venga restituita la lezione, l’insegnamento, le buone intenzioni che quell’energia, a dispetto dell’aspetto esteriore, contiene.
La nostra mente gioca un ruolo essenziale ogni volta che desideriamo operare un cambiamento nella nostra vita. Spesso durante i trattamenti sciamanici viene tolta e trasformata dell’energia creata dalla mente e ogni volta viene sottolineato che se la persona che riceve il trattamento non cambia le proprie abitudini mentali, questa energia tornerà a formarsi. Se desideriamo un cambiamento in noi, è necessario che la nostra mente collabori frequentando spesso e con fiducia le immagini che rappresentano noi stessi a cambiamento avvenuto, per rafforzare queste immagini è importante che si contattino e si vivano anche le emozioni ad esse correlate.

Silvia festa

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