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Vita, morte, vita

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vita, morte, vita

La nascita è la morte della vita che abbiamo conosciuto; la morte è la nascita della vita che abbiamo ancora da vivere. Quello che dobbiamo fare è […] permettere al nostro centro di aprirsi a una nuova circonferenza più vasta.

Le persone appiattite in una perpetua crisalide, quelle che trovano la vita «faticosa, vecchia, monotona, e inutile» o, per usare una parola molto comune oggi ‘noiosa’, sono nei guai. bloccate in una condizione di stasi, esse si tengono strette ai giocattoli dell’infanzia, si dissociano dalla realtà delle circostanze in cui vivono, e se ne stanno ferme ad aspettare che accada qualche magia in grado di liberarle dal loro dolore e di portarle in un mondo che sia ‘giusto e buono’, un mondo irreale di innocenza infantile. Hanno paura di uscire da rapporti che ostacolano e rendono vana la loro crescita, hanno paura di confrontarsi con genitori, partner o figli che stanno mantenendo atteggiamenti infantili, e così sprofondano in malattie croniche o nella morte psicologica. La vita diventa una rete di illusioni e menzogne. Piuttosto che assumersi la responsabilità di quanto sta accadendo, piuttosto che accettare la sfida che pone il crescere, si aggrappano alla rigida cornice che si sono costruiti o che è stata loro assegnata dalla nascita. Tentano di mantenere questa condizione ‘fissa’. Ma questo atteggiamento va contro la vita, perché i cambiamenti sono una legge della vita. Rimanere fissi significa marcire […].

Perché abbiamo così paura di cambiare? Perché, quando siamo così disperatamente desiderosi di un cambiamento, diventiamo ancora più disperati quando inizia la trasformazione? Perché perdiamo la nostra fiducia infantile nella crescita? perché ci aggrappiamo alle vecchie cose invece di affidarci a nuove possibilità, a quei mondi inesplorati del nostro corpo, della nostra mente, della nostra anima? Siamo capaci di piantare un bel bulbo di amarilli, di dargli la giusta dose d’acqua e di luce, ne osserviamo i primi teneri germogli, il fusto in rapida crescita, i boccioli, e alla fine rimaniamo ammirati davanti ai grandi fiori a campana che sembrano quasi suonare il loro ‘alleluia’ alla neve di fuori. Perché dobbiamo avere più fede in un bulbo di amarilli che in noi stessi? Forse è perché sappiamo che la vita dell’amarilli risponde a qualche legge interna, una legge con cui abbiamo perso il contatto dentro noi stessi? Se riusciamo a concederci il tempo di ascoltare l’amarilli, il suo stesso silenzio potrà risuonare dentro di noi, e potremo sperimentare la sua eterna quiete. Potremo trovarci dentro l’essenza del mistero. E in quel luogo, il luogo della Divinità, potremo accettare la Nascita e la Morte. L’elegante fiore delicato morirà: ma se al bulbo verranno dati il giusto riposo e oscurità, un nuovo fiore sboccerà il prossimo anno.

Tratto da: Marion Woodman – Puoi volare farfalla

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